Federico da Montefeltro

Urbino (Marche)

Federico da Montefeltro

Federico da Montefeltro, definito dalla storiografia moderna come Federico II da Montefeltro (Gubbio, 7 giugno 1422 – Ferrara, 10 settembre 1482), è stato un condottiero italiano, capitano di ventura e famosissimo signore rinascimentale. Conte di Montefeltro, di Urbino e di Castel Durante, ebbe signoria di molti altri luoghi, arrivando ad assurgere al grado di duca di Urbino, dal 1474 alla morte.

Nel 1437 sposò in prime nozze Gentile Brancaleoni (m. 1457), figlia del signore di Mercatello e Sant'Angelo in Vado, Bartolomeo Brancaleoni; in seconde nozze, nel 1460, Battista Sforza (1446-1472), figlia di Alessandro Sforza signore di Pesaro.

Impiegò gli enormi guadagni derivati dalle condotte militari per mantenere una splendida corte, ma soprattutto per edificare il Palazzo ducale di Urbino e quello di Gubbio, per rafforzare le difese militari dello stato con la costruzione e la ristrutturazione di rocche e castelli, per allestire una delle più celebri biblioteche dell'epoca. Per questo è ricordato come uno dei principali mecenati del Rinascimento italiano.

Biografia

Federico da Montefeltro nacque a Gubbio il 7 giugno 1422. Recenti ricerche storiche ben circostanziate consentono di attribuire la paternità del duca a Bernardino Ubaldini della Carda e la maternità ad Aura di Montefeltro, figlia di Guidantonio di Urbino. Federico fu legittimato come Montefeltro con bolla papale emessa dal papa Martino V. Tuttavia leggende e ipotesi fantasiose hanno costellato nei secoli passati i natali di Federico. Secondo alcune di queste sarebbe stato figlio di Guidantonio da Montefeltro e di una donna non sposata, oppure di Elisabetta degli Accomanducci di Monte Falcone dei conti del Castello di Petroia. In ogni caso Federico si considerò, pubblicamente, sempre figlio di Guidantonio anche se non smentì mai di essere un Ubaldini.

Venne introdotto a corte solo nel 1424 dopo la morte della contessa Rengarda Malatesta prima moglie di Guidantonio, ma venne allontanato nel 1427 alla nascita di Oddantonio, figlio legittimo del conte di Urbino e della seconda moglie Caterina Colonna. Passò l'infanzia dapprima nel Monastero benedettino di Gaifa, presso Urbino, poi - per volontà del conte Guidantonio - presso la corte di Giovanna Alidosi, vedova del conte Bartolomeo Brancaleoni, quindi nel 1433 viene inviato a Venezia come ostaggio e successivamente a Mantova, dove frequentò la celebre scuola di Vittorino da Feltre (Ca' Zoiosa). In quella circostanza venne armato cavaliere dall'imperatore Sigismondo (1433). Tornato in patria sposò nel 1437 Gentile Brancaleoni, ottenendo in dote la terra di Mercatello con numerosi castelli per i quali venne creato conte nel 1443. Nel 1438 ottenne il comando della compagnia militare detta "Feltria", creata in società da Bernardino Ubaldini della Carda e da Guidantonio da Montefeltro, e militante nell'esercito visconteo comandato da Niccolò Piccinino. Il 22 luglio 1444 a Urbino viene barbaramente assassinato il fratellastro Oddantonio. Federico si reca in città, firma una convenzione col comune nella quale è prevista l'immunità per i congiurati e viene acclamato Signore. Con analoghe forme prenderà possesso di tutti i dominii aviti. L'estraneità di Federico all'assassinio è stata messa in dubbio da più (contemporanei e storici moderni). Alleato di Francesco Sforza, nel 1445 acquistò la signoria di Fossombrone da Galeazzo Malatesta senza autorizzazione papale, cosa che gli costò la scomunica, tolta solo due anni dopo da papa Nicolò V. Nel 1447 ottenne per la prima volta la piena legittimazione del potere con la concessione del vicariato apostolico in temporalibus. In quegli anni Federico si sbarazzò delle ultime opposizioni interne: nel 1446 sventando la cosiddetta congiura di carnevale, nella quale risultarono coinvolti importanti esponenti della famiglia comitale e della corte di Oddantonio: Antonio di Niccolò da Montefeltro, Francesco di Vico e Giovanni di San Marino, furono tutti decapitati; Antonio due anni dopo; nel 1447 sopprimendo nel sangue la rivolta di Fossombrone, sobillata (come la congiura di carnevale) dal signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta. La città venne messa a ferro e fuoco per tre giorni, affinché fosse da monito, in tutto il Montefeltro, di quale fosse la sorte di chiunque avesse osato la ribellione.

L'azione politica militare del conte di Urbino fu per lo più indirizzata a contenere e contrastare quella di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. I contrasti tra le due casate avevano origini antiche, risalenti alla metà del Duecento, ma si acuirono e si smorzarono a fasi alterne. Alle ragioni politiche (territoriali ed economiche) si aggiunse una profonda antipatia personale. Le scelte di schieramento e i passaggi di alleanza furono spesso dettati dalla forte contrapposizione tra i due. L'epilogo avvenne nel 1462 nella battaglia del Cesano. Sigismondo fu costretto a ripiegare e da allora, nel giro di pochi mesi, perse tutti i dominii, ad esclusione di Rimini. Federico, che agiva come capitano del papa, si avvantaggiò ottenendo ampii possedimenti nel Montefeltro (1463). Durante una giostra a cavallo Federico venne reso orbo da un occhio (come si vede chiaramente nel ritratto di Piero della Francesca mostrato sopra) e per rimediare fece una delle prime ricostruzioni "plastiche" limandosi il naso per poter avere una visione più ampia, come se avesse ancora l'altro occhio; fu un duro colpo per lui ed è per questo motivo che in tutti i dipinti in cui compare viene sempre mostrato di profilo. Nel 1474 Federico raggiunse l'apice del prestigio ottenendo il titolo ducale di Urbino da papa Sisto IV Della Rovere che gli concesse anche l'Ordine equestre di San Pietro. In quell'anno fu anche aggregato all'Ordine dell'Ermellino dal re Ferdinando I di Napoli e nell'Ordine della Giarrettiera dal re Edoardo IV d'Inghilterra. Recenti studi dimostrano che fu, assieme a papa Sisto IV, uno degli artefici della memorabile congiura dei Pazzi avvenuta nel 1478 all'interno del Duomo di Firenze con lo scopo di eliminare Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano. è stata infatti rinvenuta una lettera cifrata nella quale il duca avrebbe accettato di marciare con le proprie truppe su Firenze al termine della congiura per conquistare la ricca città fiorentina. Morì nella Guerra di Ferrara il 10 settembre 1482, mentre comandava l'esercito del duca di Ferrara, opposto a quello papale e veneziano, e fu sepolto nella Chiesa di San Bernardino ad Urbino. Fu un grandissimo mecenate, amico intimo di Piero della Francesca dal quale ebbe in dono il tanto famoso ritratto; era definito "la luce dell'Italia".

Condotte militari

Dopo l'esperienza fatta nell'esercito visconteo comandato dal Piccinino (1438-1441), è al servizio del re di Napoli contro Francesco Sforza (1442). Dopo la presa del potere, nel 1444 passa a Francesco Sforza e alla Repubblica di Firenze. Nel 1450 lascia la condotta fiorentina per il solo Sforza divenuto duca di Milano. A partire dall'anno successivo è col re di Napoli.

  • Nel 1458 è nominato capitano generale dell’esercito della Chiesa.
  • Dal 1460 è capitano generale per l'alleanza di Milano, Napoli e la Chiesa.
  • Dal 1466 è capitano generale per l'alleanza tra Milano, Napoli e Firenze.
  • Nel 1467 prende parte alla battaglia della Riccardina
  • Dal 1474 è capitano generale per Napoli e Gonfaloniere per la Chiesa
  • Nel 1482 è capitano generale per l'alleanza tra Ferrara, Firenze, Napoli e Milano nella guerra di Ferrara, contro la Chiesa e Venezia.

L'apoteosi delle azioni militari venne raggiunta con la presa di Volterra per conto di Firenze nel 1474. Ma innumerevoli sono state le sue vittorie, spesso conquistate con stratagemmi diversi volti ad evitare scontri armati. Si dimostrerà magnanimo con chi si arrendeva, spietato con quanti resistevano.

Lo stato

Federico fu:

  • conte di Montefeltro per nascita (titolo imperiale risalente al XII secolo), ma come i suoi predecessori non ebbe mai il dominio dell'intera regione storica, se non dopo il 1463;
  • conte di Urbino per nascita (titolo imperiale risalente al 1226);
  • conte di Mercatello per investitura pontificia del 1443 dei territori portati in dote dalla moglie Gentile Brancaleoni (cedette i domini al fratello Ottaviano degli Ubaldini nel 1474);
  • conte di Castel Durante per nascita (titolo ottenuto dal padre nel 1424 per investitura pontificia);
  • signore di Gubbio, Cagli, Cantiano e Frontone per nascita (titoli sempre ottenuti dal padre nel 1424 per investitura pontificia);
  • signore di Sassocorvaro, dalla successione del 1444, di Fossombrone dal 1445, Pergola dal 1459 e di numerosi castelli minori del Montefeltro a partire dal 1463.

Nel 1474 venne elevato al rango di Duca di Urbino, ma lo stato continuò a mantenere il precedente carattere composito di città, terre e castelli che si reggevano con propri statuti, governati dal Montefeltro per accordi e patti giurati, quindi sotto la veste giuridica del Vicariato apostolico in temporalibus concesso dal Pontefice.

Mecenatismo

Alla corte di Federico operarono gli architetti Maso di Bartolomeo, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini; quest'ultimo sarà anche artista a tutto tondo e verrà inserito a corte come suo consigliere personale, essendo suo amico e confidente. Numerosi pittori operarono per Federico. Tra questi Piero della Francesca, intimo amico di Federico, ma anche Paolo Uccello, Giusto di Gand, e Pedro Berruguete. Federico fu, in vita, continuo coltivatore dell'erudizione personale, grazie probabilmente alla sua permanenza e formazione nei monasteri benedettini durante gli anni di fanciullezza; per questo favorì e sostenne le arti e la cultura in generale. Tra i suoi protetti, anche il matematico Luca Pacioli. La famosa biblioteca di Federico, unica in quell'epoca per vastità e pregio, venne realizzata grazie all'opera del fiorentino Vespasiano da Bisticci, suo principale fornitore e dell'urbinate Federico Veterani. L'intera biblioteca (oltre 1760 codici manoscritti, caduti in stato d'abbandono dopo la morte di Guidobaldo, figlio di Federico) venne acquistata per soli 10.000 scudi dal papa Alessandro VII Chigi nel 1657 che di fatto li salvò dalla distruzione e dispersione. Da allora costituisce il nucleo più importante della Biblioteca Apostolica Vaticana.

L'alleanza con Roma

Trascorse i primi anni di vita con i monaci dell'Abbazia benedettina di Gaifa, nei pressi di Urbino. Questi trasmisero al giovane Federico un marcato senso del sacro. Successivamente venne educato severamente alla condotta religiosa da alcuni precettori personali - appartenenti all'Ordine monastico dell'importante Abbazia di Fonte Avellana, situata non lontano da Gubbio, nel territorio del Ducato - in un contesto familiare (i Montefeltro), già Vicari Apostolici ed imparentati con papa Martino V. Ma l'incontro fondamentale della sua vita religiosa, sarà quello con San Bernardino da Siena nel 1435. Durante la permanenza del Santo nella terra dei Montefeltro infatti, Bernardino ebbe la simpatia e la stima di Federico che, frequentandolo, fruì della sua direzione spirituale rimanendone segnato nel carattere per tutta la vita. Nella sua preziosa biblioteca, Federico possedeva una rarissima copia miniata della Sacra Bibbia da lui commissionata per uso personale, detta appunto Bibbia Montefeltro, oggi conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Questo testo seguiva sempre il Duca per la preghiera e lettura personale, anche durante le sue condotte militari. Anche a causa di questa professata fede, venne nominato da papa Pio II e successivamente confermato da Paolo II e Sisto IV, Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa. Fu inoltre capitano generale della Chiesa nonché consigliere politico del Pontefice Sisto IV.

Discendenza

Dalla prima moglie Gentile Brancaleoni, essendo essa sterile, non ebbe figli.

Da Battista Sforza, la moglie più amata, ebbe:

  • Aura, della quale non si hanno notizie;
  • Girolama, della quale si sa solo che morì nel 1482;
  • Giovanna (Urbino, 1463 - Urbino, 1514), che sposò nel 1474 Giovanni della Rovere, duca di Sora e Arce;
  • Elisabetta (Urbino, 1464 - Venezia, 1510), che sposò nel 1479 Roberto Malatesta signore di Rimini; rimasta vedova si ritirò nel convento di S. Chiara a Urbino col nome di Chiara;
  • Costanza (Urbino, 1466 - Napoli, 1518), che sposò nel 1483 Antonello Sanseverino, principe di Salerno e conte di Marsico;
  • Agnese (Gubbio, 1470 - Roma, 1523), che sposò nel 1488 Fabrizio Colonna duca dei Marsi e di Paliano, conte di Tagliacozzo e Celano;
  • Guidobaldo (Gubbio, 1472 - Fossombrone, 1508), suo erede e Duca di Urbino, che sposò nel 1489 Elisabetta Gonzaga.

Ebbe inoltre, in gioventù, numerosi figli naturali, tutti legittimati:

  • Buonconte (Urbino, 1442 c. - Sarno, 1458), morto a sedici anni di peste;
  • Antonio (Urbino, 1445 c. - Gubbio, 1508), conte di Cantiano e rettore di Sant'Agata Feltria dal 1482 al 1500, suo Luogotenente ed erede d'armi, che sposò nel 1475 Emilia Pia, figlia del conte Marco II signore di Carpi e Sassuolo;
  • Elisabetta (Urbino, 1445 - Roma, 1503), che sposò nel 1462 Roberto di San Severino conte di Cajazzo;
  • Gentile (Urbino, 1448 - Genova 1513 o Pesaro 1529), che sposò nel 1463 Carlo Malatesta conte di Chiaruggiolo e, rimasta vedova, nel 1469 Agostino Fregoso, signore di Voltaggio.

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