Crisi economica a 360 gradi, come difendersi?

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Crisi economica: possiamo fidarci della ripresa?

Da qualche mese a questa parte, i listini azionari e i dati pubblicati dal Ministero dell’Economia registrano una crescita progressiva che – seppur moderata dal punto di vista della sua intensità – si è dimostrata sufficientemente costante da convincere molti investitori che finalmente la ripresa della nostra economia, dopo tanti anni di congiuntura economica molto negativa, si fosse avviata.

Ma è davvero così? Gli annunci di ripresa si susseguono uno via l’altro. Tutta la classe dirigente si pregia di aver ottenuto questi risultati grazie al suo lavoro e all’intelligenza delle manovre varate ma, a molti, sembra ripresentarsi un film già visto, quello in cui risultati positivi modesti diventano una leva utile a chi si sta preparando per le prossime elezioni.

Ad un occhio che sa guardare più lontano, questi segnali di ripresa sembrano comunque effimeri, anzi. La congiuntura economica che si sta presentando all’orizzonte, pone davvero i presupposti per scatenare la cosiddetta Tempesta Perfetta.

La Brexit, le tensioni geopolitiche ed economiche conseguenti al governo di Trump, il progressivo sfaldamento della classe dirigente europea a partire dal partito politico della Merkel sono tutte variabili che contribuiscono a generare tensioni nel sistema e l’impressione, confermata dalla rottura di alcuni importanti segnali di stress in borsa, che quella che si sta profilando sia una vera e propria bolla finanziaria destinata a scoppiare e a far crollare i mercati, la cui pericolosità cresce quanto più si continua ad alimentarla.

Per approfondire puoi visionare l’articolo sul tema della crisi economica Italiana.

I segnali positivi sui mercati e la loro lettura

Contemporaneamente all’aumento dei fattori di stress sui mercati europei, in America invece si è assistito ad un incredibile rally, che ha riportato nel corso degli ultimi anni i mercati USA a recuperare tutto il gap che avevano bruciato dopo la crisi dei mutui subprime e dello scandalo che ha coinvolto Lehmann Brothers.

La manovra di allentamento monetario messa in atto da Janet Yellen, il presidente della FED americana, è stata ormai fermata un anno fa e da allora progressivamente si è andato aumentando il costo del denaro fino a raggiungere il tanto sospirato tasso di inflazione al 2% che fa dormire sonni più tranquilli ai big dell’economia.

Il fatto che i nostri mercati finanziari siano molto influenzati dal sistema americano ha contribuito in misura sostanziale agli incrementi registrati negli ultimi tempi sui nostri listini. Gli investitori hanno sperato che, migliorando le condizioni dell’economia americana, di riflesso sarebbero migliorate anche quelle del nostro continente. Ma le condizioni strutturali dell’America sono profondamente differenti da quelle che caratterizzano l’Europa, ancora frammentata e alla ricerca di un equilibrio geopolitico che sembra estremamente difficile da trovare.

I segnali positivi che si sono registrati sino ad ora, in definitiva, vanno interpretati con uno sguardo al contesto finanziario nel quale avvengono. In America possono essere indicatori di una ripresa piuttosto solida ma nel nostro caso la situazione non è così inequivocabilmente chiara.

La soluzione politica possibile

Una delle soluzioni che alcuni politici non propriamente concordi con il sistema economico europeo sostengono da tempo ormai è la drastica uscita dall’Unione, ma l’ipotesi appare impraticabile per una serie di ragioni; innanzitutto perché il sistema economico italiano non sarebbe in grado di sostenere gli stress derivanti da uno strappo del genere, diventando facile preda dei meccanismi speculativi; dall’altro il doppio filo che lega il nostro sistema legislativo a quello sovranazionale è difficilissimo da sciogliere.

La via d’uscita che attualmente sembra più praticabile è la creazione di un sistema politico in grado di consolidare il legame tra cittadini e Comunità Europea, creando meccanismi inclusivi e partecipati; dal punto di vista economico si è spesso parlato di Europa adue velocità, che altro non sarebbe la creazione di due monete distinte, una forte, l’altra debole che tenderebbero a compensarsi nel lungo periodo e a risolvere la divergenza che si registra tra i paesi più sviluppati e quelli, invece, più in affanno.

Gli investimenti finanziari per difendere il risparmio

Abbiamo assistito negli ultimi anni ad una serie di scandali che hanno portato alla distruzione di alcuni player, anche di spicco, del sistema bancario. Alcuni istituti, alle prese con gli stress test europei hanno dovuto effettuare tagli e modificare sensibilmente i loro piani industriali, mentre altri si sono rivelati decisamente più solidi. L’importanza di affidare la gestione del proprio risparmio ad un intermediario qualificato è fondamentale per poter avere la garanzia di performance ottimali ed in linea con i propri obiettivi di investimento.

Alcuni investimenti rispetto agli altri, subiscono in misura minore le fluttuazioni del mercato ed è in quelli che è opportuno investire per non finire vittima dei crack di borsa. Le obbligazioni e gli strumenti di credito in generale, si sono rivelati – per colpa dei fallimenti degli stati sovrani e delle aziende sul mercato – inefficaci a gestire tutti i rischi, anche se in molti casi i risparmiatori sono riusciti a rientrare di parte delle somme investite, dopo un fallimento.

La finanziarizzazione progressiva del sistema economico ha generato da parte anche degli intermediari come le banche e le Società di gestione del risparmio, la necessità di orientarsi su strumenti più remunerativi per poter sostenere i loro costi. In questo modo l’interesse del parco investitori si è concentrato sui beni rifugio – oro, argento e altre materie prime – e sui fondi di investimento, in grado di garantire un’elevata diversificazione e, se gestiti efficacemente, di realizzare delle ottime performance. L’accesso ad investimenti di questo tipo non è esente da rischi, pertanto è sempre necessario un confronto trasparente con il proprio gestore, al fine di individuare nel modo più preciso possibile gli obiettivi da realizzare sia nel medio che nel lungo periodo.

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