La bilancia dei pagamenti dell’economia internazionale

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La bilancia dei pagamenti influenza direttamente il valore del tasso di cambio. Pertanto, avere una bilancia dei pagamenti in attivo migliora la valuta nazionale, dato che la domanda da parte estera aumenta le entrate.

Avere invece una bilancia dei pagamenti passiva porta ad una tendenza di diminuzione del tasso di cambio della valuta nazionale rispetto alle altre valute, dato che i debitori nazionali cercano di vendere al fine di rimborsare i loro obblighi esterni.

Le dimensioni dell’impatto della bilancia dei pagamenti sul tasso di cambio è determinato dal grado di apertura dell’economia. Quindi, maggiore è la quota delle esportazioni sul totale del prodotto nazionale lordo, dunque l’economia è più aperta, e maggiore sarà l’elasticità del tasso di cambio.

Inoltre, il tasso di cambio influisce anche sulla politica economica dello Stato in maniera diretta relativamente ai componenti della bilancia dei pagamenti, cioè il conto corrente e il conto capitale.

Ad esempio, l’effetto della variazione dei prezzi, le restrizioni all’importazione, le quote delle stesse, eventuali sovvenzioni all’esportazione, tutto ha un impatto sulla bilancia commerciale. Quando il saldo della bilancia commerciale è positivo, allora c’è un aumento della domanda della la valuta di un dato paese, il che fa aumentare il tasso di cambio.

movimenti di capitali a breve e a lungo termine dipendono dal livello dei tassi di interesse interni, dalle restrizioni o dall’incoraggiamento politico ed economico verso l’importazione e verso l’esportazione di capitali.

Le variazioni del saldo dei capitali hanno un grande impatto sulla moneta, in maniera similare a quello che ha anche la bilancia commerciale.

Tuttavia, avere un eccessivo afflusso di capitali a breve termine nel paese può avere determinati effetti sul tasso di cambio di una moneta, in quanto può aumentare l’offerta di quella data moneta in maniera troppo veloce e troppo forte, tanto che, alla lunga, si hanno dei prezzi più elevati e il deprezzamento della moneta stessa. In queste righe tratteremo diverse argomentazioni e molte di queste purtroppo non rientrano ufficialmente nelle peggiori truffe della storia semplicemente perché sono sistemi creati direttamente dalla caste finanziarie per controllare l’economia di interi paesi. 

Bilancia dei pagamenti fino al 1973

La bilancia dei pagamenti di un paese registra i pagamenti e gli incassi di un paese ed è fondamentale per prevedere l’andamento delle coppie di valute. Vediamo di cosa si tratta. Ogni disuguaglianza nel totale dei pagamenti e nel totale degli incassi indica che un paese acquisisce i beni di altri paesi. Ad esempio, se gli americani acquistano automobili dal Giappone e non hanno altre operazioni con il paese orientale, i giapponesi finiranno in possesso di dollari, che possono detenere nella forma di depositi bancari in USA o sotto forma di altri investimenti. I pagamenti che gli USA fanno verso il Giappone per le automobili, saranno bilanciati dai pagamenti che i giapponesi fanno verso individui e istituzioni degli Stati Uniti, come le banche, per l’acquisizione di attività in dollari. In altre parole, il Giappone ha venduto le automobili agli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti hanno venduto dollari al Giappone.

Anche se i totali delle entrate e delle uscite sono uguali, ci saranno sempre delle disuguaglianze in eccessi di riscossioni o di pagamenti, ovvero un deficit o un surplus nelle transazioni. E’ possibile avere un deficit o un surplus in uno dei seguenti settori: scambi di merci, scambi di servizi, redditi da capitale stranieri, trasferimenti unilaterali, investimenti privati, flusso di oro e di denaro tra banche centrali e tesorerie, oltre che qualsiasi combinazione di queste o altre transazioni internazionali.

Si sono fatte molte definizioni dei termini deficit e surplus della bilancia dei pagamenti. Ogni definizione ha delle implicazioni e delle finalità differenti. Fino al 1973, l’attenzione si è concentrata su una definizione della bilancia dei pagamenti destinata a misurare la capacità di un paese di adempiere alle sue obbligazioni di scambiare la propria valuta con le valute o con l’oro di altri paesi a dei tassi di cambio fissi. Per ottemperare a questo obbligo, si è mantenuto uno stock di riserve ufficiali, sotto forma di monete d’oro o di valute estere, che può essere usato per sostenere la valuta.

Il deficit

Abbiamo parlato nello scorso paragrafo della bilancia dei pagamenti dal 1973 in poi, dicendo che inizia ad essere importante il concetto di conto corrente. Vediamo in che maniera un dato legato al denaro, ovvero il tasso di interesse, può influire sulla bilancia dei pagamenti. Ad esempio, se il governo degli Stati Uniti aumenta gli interessi, gli americani comprano meno importazioni, riducendo così il disavanzo delle partite correnti. Ma tale riduzione si verifica solo se c’è anche un cambiamento anche negli altri fattori. Se non ci sono cambiamenti, le importazioni porteranno di conseguenza ad un calo della domanda di valuta estera, che a sua volta fa aumentare il valore del dollaro. L’aumento del valore del dollaro renderà più costose le esportazioni americane, mentre renderà le importazioni più convenienti, compensando l’effetto della aumento dei tassi. Il risultato netto è che l’aumento dei tassi non porta ad alcun cambiamento nel saldo delle partite correnti.

Contrariamente alla percezione generale, l’esistenza di un deficit di conto corrente non è di per sé un segno di cattiva politica economica o di cattive condizioni economiche. Se gli Stati Uniti dovessero avere, ad esempio, un deficit di conto corrente, significa che stanno importando capitale. L’importazione di capitale non è una cosa più innaturale e pericolosa rispetto, ad esempio, all’importazione del caffè.

Il deficit è una risposta alle condizioni del paese. Nonostante il deficit si può sempre e tranquillamente avere che gli investimenti negli Stati Uniti siano sicuri e redditizi. Inoltre, le condizioni alle quali risponde il deficit possono essere buone o cattive e possono essere i risultati di una buona o cattiva politica. Se dunque ci fosse un problema, è nelle condizioni di base e non nel deficit per sé.

Vedremo nel prossimo articolo altre interessanti informazioni sulla bilancia dei pagamenti, per capire ancora meglio questo importante strumento di analisi valute Forex.

Situazione delle bilancia dal 1973 in poi

Abbiamo visto inoltre che fino al 1973 era fondamentale considerare uno stock di riserve. Un calo in questo stock è considerato un grande deficit nella bilancia dei pagamenti, perché minacciava la capacità del paese di far fronte ai propri obblighi. Ma questo particolare tipo di deficit, di per sé, non è mai stato un buon indicatore della situazione finanziaria di un paese, dato che trascura la probabilità che il paese potrà essere chiamato a soddisfare i suoi obblighi.

Dopo il 1973, l’interesse per le riserve ufficiali come misura della bilancia dei pagamenti, è notevolmente diminuito, dato che i grandi paesi hanno dato il loro impegno a convertire le loro valute a tassi di cambio fissi. Ciò ha ridotto la necessità di riserve. Dal 1973, dunque, parlare di deficit o di surplus della bilancia dei pagamenti di solito si riferisce al conto corrente, che contiene gli scambi di beni e servizi, i redditi da capitale percepiti all’estero e i trasferimenti unilaterali, mentre esclude il conto capitale.

Dato che il conto corrente e il conto capitale sono necessariamente bilanciati, un deficit nel conto corrente è sempre accompagnato da un surplus paritario nel conto capitale, e viceversa.

Un paese potrebbe, con più probabilità, avere un deficit in conto corrente se è maggiore il suo prodotto nazionale lordo, dato che maggiori sono i tassi di interesse, minori sono le barriere alle importazioni e ha delle più attraenti opportunità di investimento. Gli effetti di un cambiamento in uno di questi fattori sul saldo del conto corrente non può essere previsto senza considerare l’effetto sugli altri fattori causali. Nel prossimo articolo andremo a vedere un esempio concreto di questa situazione, in maniera da capire le varie influenze dei singoli dati.

Bilancia dei pagamenti dal 1980 ad oggi

Durante il 1980 ci fu una grande preoccupazione per lo spostamento della bilancia delle partite correnti degli Stati Uniti, che è passata da un avanzo di 5 miliardi di dollari nel 1981 ad un deficit di 161 miliardi di dollari nel 1987. Questo cambiamento è stato accompagnato da un aumento della stessa quantità del deficit delle merci per gli Stati Uniti. Si sostiene che questo cambiamento nella posizione internazionale è stato causato da una perdita di posti di lavoro che negli Stati Uniti erano comuni, ma non è stata la verità.

In effetti, tra il 1981 e il 1987, il numero di persone occupate è aumentato di oltre dodici milioni, mentre l’occupazione, in percentuale, della popolazione, è passata dal 60 per cento al 62,5 per cento.

Molte persone erano preoccupate per l’altro lato della bilancia dei pagamenti, ovver l’afflusso di capitali esteri che ha accompagnato il deficit delle partite correnti, temendo che gli Stati Uniti fossero presto diventati di proprietà di paesi stranieri. L’afflusso di capitale estero non ha, tuttavia, ridotto i beni posseduti dagli americani. Invece, ha aggiunto del capitale all’interno del paese. Misurare la quantità netta di beni di proprietà straniera negli Stati Uniti è stata però una cosa molto incerta.

Alla fine del 1988, tuttavia, questa quota era sicuramente minore del 4 per cento. Queste stesse preoccupazioni emersero ancora una volta alla fine del 1990 e gli inizi del 2000, con il conto corrente del paese americano che è passato da un avanzo di 4 miliardi di dollari nel 1991 ad un deficit di 666 miliardi dollari nel 2004. L’aumento del disavanzodelle partite correnti, proprio come nel 1980, è stato accompagnato da un aumento quasi uguale di deficit delle merci.

È interessante notare che le eccedenze delle partite correnti del 1981 e del 1991, sia avvenuta nel bel mezzo di una recessione negli Stati Uniti, mentre i grandi deficit si sono verificati durante le espansioni economiche. Ciò ha senso, perché le importazioni statunitensi sono estremamente sensibili alle condizioni economiche del paese. Proprio come nel 1980, l’occupazione degli Stati Uniti è salita, dato che sono stati aggiunti più di ventuno milioni di posti di lavoro tra il 1991 e il 2004.

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