Abbazia di San Zeno

Verona (Veneto)

Abbazia di San Zeno

L'abbazia di San Zeno fu eretta nel IX secolo sui resti di un monastero preesistente, le cui origini risalgono al secolo IV. Dell'abbazia rimangono la torre ed alcuni chiostri che ora fanno parte della basilica di San Zeno. L'abbazia fu molto importante sia per la storia di Verona sia per i rapporti che gli imperatori tedeschi ebbero con l'Italia. Fu distrutta in epoca napoleonica e per questo non seguì la sorte delle proprietà abbaziali veronesi che al sostituirsi dei francesi con gli austriaci entrarono a far parte del demanio austriaco, a volte riscattato come nel caso di Santa Maria in Organo. Dall'inizio ottocento iniziò un periodo di dismissione dell'antica abbazia e convento benedettino, che si concluse a metà del Novecento. Dal dopoguerra in poi, furono eseguiti numerosi restauri e rispristini della torre e di parte dell'abbazia originaria, che attualmente sono visitabili e ben restaurate.

Le origini medioevali e carolingie

L'abbazia fu costruita a fianco della basilica, fronte strada, in epoca medioevale. Gli storici hanno accertato la presenza di un saccello paleocristiano del IV secolo nel chiostro, attualmente denominato saccello di S.Benedetto. La costruzione dell'abbazia vera e propria ha avuto impulso nel IX secolo in età carolingia ed ha avuto sviluppo per volontà dell'architetto veronese Arcidiacono Pacifico del vescovo Rotaldo e del re Franco Pipino, figlio di Carlo Magno. Secondo immagini dell'epoca e ritrovamenti recenti, aveva un'altra torre a nord est ed il palazzo dell'abate. Prima degli scaligeri, la zona di San Zeno era esterna alle mura, e pertanto le costruzioni del rione erano spesso strutturate al fine di ottenere difesa anche se posizionate fuori città. In quella fase storica si sviluppò un rione protetto proprio dalla presenza dell'abbazia stessa.

Gli imperatori tedeschi e l'abbazia

C'è un forte legame nella storia fra gli imperatori tedeschi e l'abbazia, avutasi dal X secolo in poi con lo sviluppo del Sacro Romano Impero Germanico. Per lungo tempo Verona fu spesso sede e residenza degli imperatori tedeschi in Italia. La base scelta fu sempre l'abbazia di San Zeno, forse perché difendibile come una struttura militare. Lo stesso imperatore tedesco Ottone I diede impulso ai lavori di ingrandimento dell'abbazia e così fecero anche gli altri imperatori tedeschi successivi. Sono storicamente documentate diverse presenze degli imperatori tedeschi nell'abbazia di San Zeno, i quali vi risiedevano per diversi mesi con tutta la propria corte e con i vertici dell'esercito imperiale. La torre dell'abbazia era generalmente il luogo dove l'imperatore riceveva in udienza i suoi dignitari e collaboratori. Al piano primo della torre è presente un pregevole affresco murale che raffigura l'imperatore Federico II di Svevia nel momento in cui riceve l'omaggio dei suoi sudditi, appartenenti a tutti i popoli europei e mediterranei. La torre e l'abbazia sono in muratura di mattoni a faccia vista e presentano la nota merlatura ghibellina, con tipica forma a coda di rondine, che è presente anche in altri edifici storici veronesi, in segno di appartenenza della città all'alleanza politica ghibellina.

I domini

I domini immobiliari e territoriali dell'abbazia erano vasti. I primi nascono ai tempi dei Longobardi. Alcuni sono contigui a quelli dell'altra importante abbazia veronese, Santa Maria in Organo. Si ricordano quelli nell'attuale comune di Gazzo che erano annessi al Cesòn, quelli di Erbè che crebbero fino a raggiungere una vasta area nel 1668; quelli di Sorgà; parte del comune di Povegliano; parte del comune di Buttapietra; a Bardolino la chiesa di San Zeno e pertinenze con un dono di re Pipino; a Fumane una parte della parte meridionale del comune al confine con Sant'Ambrogio di Valpolicella; quelli della Frizzolana nell'attuale comune di Bosco Chiesanuova dove si produceva il Carbon bianco; quelli intorno al Monte Loffa nella parte nord dei comuni di Sant'Anna d'Alfaedo e Fumane; quelli di Ostiglia, attualmente in provincia di Mantova, accennati dall'imperatore Lotario quando confermava i privelegi concessi all'abbazia nell'anno 833; alcune chiese e monasteri dell'attuale provincia di Treviso.

L'abbazia e la Divina Commedia

Forte è il legame di Dante Alighieri con Verona, dove ha lasciato anche la sua discendenza. Nel canto XVIII del Purgatorio cita l'abate Giuseppe, figlio naturale deforme e ritardato mentale (deforme nel corpo e nella mente: «perché suo figlio, mal del corpo intero, /e de la mente peggio, e che mal nacque, /ha posto in loco di suo pastor vero») del conte Alberto della Scala, che per diritto di giuspatronato concesso dal Papa, impose il proprio figlio come abate al posto di un abate vero. Per questo il conte pianse per il Monastero.

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