Chiesa di Santa Chiara (Murano)

Venezia (Veneto)

Chiesa di Santa Chiara (Murano)

La chiesa di Santa Chiara era un luogo di culto cattolico della città di Venezia, poi adibito a locali commerciali.

Storia

L’antica isola di Murano (“Ammurianum”) si sviluppa in seguito a un decreto del Maggior Consiglio della Repubblica che, nel 1291, vi stabilisce ufficialmente la sede delle fornaci vetrarie. Nel 1346, data della pianta di Paolino da Venezia detta “Cronologia Magna”, Murano è un centro sviluppato che si articola in quattro isole formate da un canal grande principale sul quale a sua volta si innestano il canale di S. Donato e quello di S. Stefano, l’attuale Rio dei Vetrai. Su quest’ultimo Rio si stabilisce il primo insediamento degli artigiani vetrai che andrà sviluppandosi in maniera compatta lungo le due fondamenta. Nella pianta del 1500 attribuita a Jacopo de Barbari, Murano è densamente abitata e praticamente già definita morfologicamente, pur conservando quegli orti e giardini che la renderanno famosa. L'isola di Santo Stefano è particolarmente consolidata sul fronte del Rio, così come sulla punta verso Venezia, in cui è delimitata dal muro di cinta del monastero di Santa Chiara che comprende, oltre alla chiesa oggetto di analisi, anche il campanile e una serie di corpi conventuali. Questo complesso religioso è presente nell’isola fin da tempi antichissimi e comunque risulta documentato ufficialmente come convento agostiniano, intitolato a S. Nicola della Torre, fin dal 1311. Nel XII secolo il monastero figura fra gli insediamenti religiosi del Patriarcato di Aquileia. Verso il 1369 ai monaci agostiniani succedono dapprima le monache benedettine le quali , a causa della loro scandalosa condotta , vennero sostituite dalle suore francescane di Santa Chiara, che non solo diedero il nome alla chiesa ma avviarono agli inizi del 500 il restauro della Chiesa. Nel catasto napoleonico del 1810 è possibile vedere come si sviluppava il monastero di Santa Chiara prima delle demolizioni avvenute in seguito alla soppressione. Viene individuata la parte di chiesa “esteriore” cioè quella parte di chiesa che veniva usata dai fedeli mentre la parte di chiesa “interiore” usata dalle monache viene compresa dal mappale identificativo del monastero. Vi si identificano gli orti delle monache e la Casa dell’Ortolano. Era presente anche un piccolo camposanto. In seguito al decreto Napoleonico, la chiesa e il convento sono soppressi. La consistenza immobiliare del monastero non varierà di molto nei secoli successivi alla ristrutturazione del XVI secolo, come si può vedere dalle numerose vedute prospettiche del XVII e del XVIII secolo e dal Catasto Napoleonico del 1809. La chiesa di Santa Chiara, dotata di un vasto patrimonio edilizio e localizzata in posizione favorevole fra la bocca di porto, Venezia e la terraferma, diviene dunque un insediamento particolarmente appetibile per gli industriali extra locali. Nel 1826 la ditta Fratelli Marietti di Milano acquista dal demanio la chiesa e l’annesso convento per impiantarvi la sua produzione di bottiglie nere per vino, di lastre per finestre e campane di vetro. Nel periodo immediatamente successivo, le strutture conventuali vengono via via adattate alla funzione industriale: il chiostro viene aperto da un lato; alla chiesa e al campanile si affianca una grossa costruzione e sul fronte della laguna viene costruito un edificio. è probabile addirittura che sia stato abbattuto il campanile o che sia stato utilizzato come base per il nuovo edificio. Quando negli anni Ottanta del XIX secolo il Barone Franchetti rileva la vetreria, la chiesa di Santa Chiara viene restaurata e suddivisa nel suo interno in due piani; il chiostro invece, ridotto a tre lati, viene sopraelevato, dotato di una loggia all’ultimo piano e infine viene suddiviso in due navate da una serie di pilastri e capriate in legno e coinvolto anch’esso nelle funzioni produttive. Nel 1923, l’ingegnere Giovanni dell’Olivo, progetta il “nuovo fabbricato ad uso abitazione ed uffici per la Cristalleria Murano”, dotato di portico sulla fondamenta, che riqualifica l’ingresso allo stabilimento, fino a quella data spoglio e semplice come quello francescano. Nel 1924 la Soprintendenza di Venezia pone il vincolo ai resti del chiostro delle clarisse, utilizzati impropriamente fin dal 1913, i quali vengono rimontati molti anni dopo nella vicina chiesa di S. Pietro Martire. In luogo del chiostro viene così realizzata, a più riprese, una nuova struttura produttiva con fronte sul Rio dei Vetrai e sulla Laguna. Nel 1940 lo stabilimento delle Cristallerie Murano cambia di proprietà ed assume il nome di “Immobiliare Finanziaria Toso”. La nuova committenza, nel 1947 fa costruire il corpo a due piani addossato alla facciata posteriore della chiesa che, poco tempo dopo, viene completata con la sopraelevazione di parte della struttura stessa. A prolungamento di questo edificio, nei primi anni cinquanta, è eretta anche una tettoia. Dal 1968 in poi, vengono effettuati numerose ed intricate divisioni di proprietà. L’incuria e la sottoutilizzazione produttiva della porzione più antica e preziosa dell’area di Santa Chiara, provoca in pochi anni un grave degrado del patrimonio architettonico industriale, oltre ad un ulteriore parcellizzazione della proprietà. Nel 2012 viene intrapreso un importante “ progetto di conservazione e riuso “ dell’ex chiesa di Santa Chiara . Il progetto si pone come obbiettivo quello di una riapertura al pubblico entro la fine del 2014. La chiesa si presenta su due livelli, il piano terra e il piano primo, che oggi sono ancora in parte inagibili; con il seguente progetto di conservazione e riuso si vuole destinare i principali ambienti dell’edificio all’esposizione di vetri artistici, creati dalla manifattura locale. L’intenzione è quella di coniugare la cultura materiale legata alla tradizione artigianale dell’isola di Murano con un luogo storico, quale la chiesa di Santa Chiara. Sarà un centro espositivo inteso con una accezione ampia ed aggiornata e cioè non solo di luogo chiuso di raccolta degli oggetti da inserire in un contesto commerciale di vendita ma anche di spazio aperto che interagisce con la società e con la vita economica delle vetrerie e delle maestranze dell’isola. A fianco della ex-chiesa sorge il Casinò Mocenigo dove Giacomo Casanova portava la sua amata M.M. a trascorrere piacevoli serate praticamente nell’orto della Chiesa di santa Chiara. Degno inoltre di particolare interesse è il portone gotico della Ex-Chiesa di Santa Chiara.

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