Etna

Catania (Sicilia)

Etna
L'Etna (Mungibeddu o semplicemente 'a Muntagna in siciliano) è un vulcano attivo che si trova sulla costa orientale della Sicilia (Italia), tra Catania e Messina. È il vulcano attivo più alto del continente europeo e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni, ma si aggira attualmente sui 3.340 m. s.l.m. Il suo diametro è di circa 45 chilometri.

Un tempo era noto anche come Mongibello.

Etimologia e leggende

L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna, nome che fu anche attribuito alla città di Catania, che deriva dalla parola greca aitho (bruciare) o dalla parola fenicia attano. Gli Arabi chiamavano la montagna Jabal al-burkān o Jabal Aṭma Ṣiqilliyya ("vulcano" o "montagna somma della Sicilia"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibel per indicare il "monte Gibel", cioè la montagna Giabal, successivamente, nel Medioevo, in Mongibello. Nel gergo delle popolazioni etnee usano chiamare l'Etna semplicemente à muntagna, nel significato di montagna per antonomasia, mentre per il restante territorio non etneo con l'indicazione generica di chiana; prova tangibile della continuità con l'etimologia araba. Oggi il nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna; l'area dei due crateri centrali, nonché i crateri sud-est e nord-est.

Le eruzioni regolari della montagna, spesso drammatiche, l'hanno reso un argomento di grande interesse per la mitologia classica e le credenze popolari; si è infatti cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite vari dei e giganti della leggenda romana e greca.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne ucciso e fu bruciato nell'Etna. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il mondo dei morti greco, Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Su Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., venne detto che si buttò nel cratere del vulcano, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia. Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Santa Agata, il popolo di Catania prese il velo rosso della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e lampi.

Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra ora risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto durante il suo regno.

La genesi del vulcano Etna

Come tutti i vulcani l'Etna si è formato nel corso dei millenni con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 600.000 anni fa, nel Quaternario. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo. Si ritiene che tra 200 e 100.000 anni fa questi coni entrarono in una nuova fase di attività eruttiva emettendo lave di altro tipo, alcalo-basaltiche.

Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è oggi inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II. Il sistema collassò circa 64.000 anni fa dando origine all'immensa caldera detta Valle del Bove profonda mille metri e larga cinquemila. Il collasso del vulcano che con le sue eruzioni ormai aveva riempito quasi del tutto il golfo preesistente, portò ad un lungo periodo durato circa 30.000 anni in cui si alternavano fasi di effusione lavica basaltica a fasi esplosive violente con formazione di tufi e altri prodotti piroclastici; al termine del periodo, un nuovo grande cono laterale, ancora più ad ovest, entrò in attività. Era nato il Mongibello, che è quello che forma il complesso ancor oggi in attività.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; le lave sono ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti come la Bocca Nuova e il cratere di Nord-est. Il vulcano attuale è ricoperto inoltre di piccole bocche laterali, detti crateri avventizi, prodotti dalle varie eruzioni nel tempo. Un cono abbastanza anomalo è quello di Mojo molto a nord e decentrato, cono che entrò improvvisamente in eruzione, nel medioevo, a ridosso del villaggio abitato costringendo gli abitanti a una precipitosa fuga verso i monti.

L'attività vulcanica dell'Etna

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di cenere vulcanica a cui fa seguito un'emissione di magma abbastanza fluido all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo a causa della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti o di palese imprudenza come quello dell'improvvisa esplosione di massi del 1979 che uccise nove turisti e ne ferì una decina di altri avventuratisi fino al cratere appena spento. A memoria storica si ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Il 4 settembre del 2007, alle ore 17,30 circa, da una frattura apertasi pochi giorni prima sul fianco del cratere di sud-est ha dato luogo improvvisamente ad una fontana di lava dell'altezza stimata di circa 400 m.l'eruzione ha avuto la durata di 12 ore spegnendosi intorno alle ore 5.00 del 5 settembre.

Lo tsunami del VIII millennio a.C.

È stata recentemente documentata una gigantesca frana che precipitò verso il mar ionio circa 8000 anni a.C., demolendo circa 1/10 del cono sommitale del vulcano e provocando un immane tsunami verso il Mediterraneo orientale e sud orientale. Lo Stretto di Messina avrebbe invece fatto da barriera allo tsunami verso il Mediterraneo occidentale. Non è ancora chiaro se la frana sia stata provocata da un'eruzione o da un terremoto.

Le prove sono state raccolte attraverso sondaggi stratigrafici dei fondali; le coste attuali invece non manterrebbero traccia dello tsunami, a causa dell'elevazione del livello del mare seguita all'ultima deglaciazione.

La simulazione al computer dell'evento catastrofico mostra l'onda di tsunami che in 4 ore si diffonde attraverso lo Jonio - prima verso la Calabria, con onde di 40 metri, poi verso l'Albania e la Grecia occidentale, con onde di 13-15 metri, poi raggiungendo Egitto e Libia verso sud con ondate di 8-13 metri, arrivando infine alle coste più orientali del Mediterraneo (Libano, Israele - dove è attestata una traccia dell'effetto dello tsunami su insediamenti umani - e Siria) con ondate da "soli" 4 metri.

A questa catastrofe potrebbe riferirsi la memoria della distruzione di Atlantide, citata da Platone come informazione ricevuta dai sacerdoti egiziani (il che non confermerebbe, per inciso, l'ipotesi della localizzazione delle Colonne d'Ercole nello Stretto di Sicilia avanzata nella ricerca di Sergio Frau. Ciò in quanto l'impatto principale dell'onda sarebbe stato rivolto verso est, mentre la Sardegna si trova a nordovest della Sicilia. La Sardegna rispetto all'Etna è posta decisamente in ombra rispetto alla direzione principale di propagazione delle onde generata dallo Tsunami, le quali in questo caso avrebbero trovato un ostacolo decisivo nelle coste nordorientali della Sicilia e nello stretto di Messina).

Eruzioni notevoli in periodo storico

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975m s.l.m. , al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino, che sorgeva su uno sperone roccioso allungato sul mare, e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse Nicolosi e danneggiò Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso, Mompilieri, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo (oggi frazione di Catania) e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che oggi sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi. Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.

Nel 1928, i primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi.

L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette un disastro ecologico per tutta la pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sportivi e la funivia dell'Etna), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole sacrificio date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne deviata ma il successo fu solo tecnico. L'eruzione ebbe termine ben presto.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione venne giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e pertanto venne messa in opera, con un vero tour de force, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio si è rivelata efficace anche nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza nel corso dell'eruzione 2001, ed è stata oggetto di studio da parte di équipes internazionali, tra cui tecnici giapponesi. A ciò si deve aggiungere, per dovere di chiarezza, che i vari tentativi non diedero i risultati sperati. Quando tutto questo si rivelò inefficace, furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nella valle del Bove riportando indietro di circa sei mesi gli effetti dell'eruzione. L'operazione riuscì perfettamente, fu utilizzata una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione. In sostanza, la deviazione della lava durante l'eruzione dell'Etna del 1992 è stata effettuata solo dagli Incursori della Marina Militare Italiana.

Cronologia delle eruzioni in periodo storico


- XIII secolo a.C.;
- 123 a.C. - Viene distrutta la città di Catania;
- 394 d.C. - Investì il territorio a nord di Acireale (Bosco d'Aci);
- 475;
- 1169 - Distrutta Catania;
- 1329 - Una parte della colata invase il territorio di Mascali mentre l'altra si spinse a nord di Acireale; una terza colata minacciò Catania;
- 1381 - Raggiunse Catania coprendo il Porto di Ognina e seppellendo il fiume omonimo;
- 1408 - Investì Pedara, Trecastagni e Viagrande;
- 1444 - Minacciò Catania;
- 1556 - La lava giunse fino a Linguaglossa;
- 1603; 1609 - La lava percorse 15 chilometri verso Adernò (oggi Adrano);
- 1614 - L'eruzione più lunga del periodo storico;
- 1634; 1640; 1646 - Formò Monte Nero;
- 1669 - Lava dai Monti Rossi, a nord di Nicolosi. Distrutti Belpasso e altri tredici comuni; raggiunta e circondata Catania; creata nuova terraferma per alcuni chilometri a sud-ovest della città; scompare il fiume Amenano e il Lago di Nicito;
- 1694; 1702; 1727; 1732; 1748; 1752; 1780; 1787;
- 1792 - Minacciò Zafferana Etnea;
- 1802; 1809 - In 12 giorni la lava percorse 6 chilometri;
- 1838; 1842; 1886; 1892 - "Lunga e gravissima";
- 1896;
- 1910 - La lava minaccia da vicino Belpasso;
- 1911 - Forte attività stromboliana dalla Voragine e formazione del cratere di nord-est;
- 1923 - La lava raggiunge le porte di Linguaglossa;
- 1928 - Il 2 novembre si apre una frattura sotto il cratere centrale; il 3 novembre si attiva una seconda frattura da cui viene emessa una colata che si riversa in una zona disabitata; il 5 novembre una terza frattura si apre sopra Ripa della Naca. Da qui viene emessa una colata lavica che il 6 novembre taglia la ferrovia Circumetnea e il 7 novembre raggiunge e distrugge Mascali. L'eruzione termina il 20 novembre dopo che il fronte lavico più avanzato ha raggiunto quota 25 metri sul livello del mare. Da annotare anche che in quei giorni di panico dovuto all'avanzare della lava verso le abitazioni due persone perdono la vita;
- 1947;
- 1950-1951 - Eruzione a nord di Milo: durò 372 giorni con l'emissione di 171 milioni di metri cubi di lava da quota 2800 e 2250 m s.l.m. est;
- 1971 - Dal 5 aprile al 7 maggio diverse bocche intorno a quota 3000 m sul fianco del cratere di sud-est. Dal 7 maggio al 12 giugno, ben 7 fessure da quota 2800 m a quota 1800 m nella valle del Leone. La colata che partì dalla quota più bassa, appena sopra il rifugio Citelli, spinse un imponente fronte lavico fino ai margini dell'abitato di Fornazzo (Milo). Si forma il cratere di Sud-Est;
- 1979;
- 1981 - L'eruzione di Randazzo, che lambì la periferia e interruppe la Circumetnea e la statale Linguaglossa-Randazzo;
- 1983 - Il primo tentativo al mondo di deviare una colata lavica con l'uso di esplosivi;
- 1991;
- 1992 - L'eruzione di Zafferana, una delle più lunghe ed importanti fra quelle recenti;
- 2000; 2001- Forte attività stromboliana ai crateri sommitali soprattutto il cratere si sud-est è interessato da violente fasi parossistiche. Le sue fontane di lava raggiungono un'altezza di oltre 1000 metri. In aprile del 2001 forti sciami sismici annunciano la risalita del magma. Il 12 luglio comincia una crisi sismica, nei gioni successivi si conteranno oltre 2400 sismi. Profonde fratture si aprono a Pian del Lago, sopra la Montagnola. L'eruzione comincia nella notte tra il 17 e il 18 luglio, sul versante meridionale. La prima bocca si apre a quota 2100 m a un centinaio di metri dal rifugio Sapienza: fortunatamente questa struttura verrà risparmiata. Il 19 si apre la più grande delle bocche, a Pian del Lago. Le colate laviche di questa bocca distruggono il terminal della funivia. Successivamente le colate si fermano a quattro chilometri da Nicolosi. Grande il disagio causato dalla continua ricaduta di cenere su Catania e sui centri pedemontani; causa la chiusura dell'aeroporto Fontanarossa. L'eruzione termina il 9 agosto, l'emissione di lava e cenere a fine eruzione è di circa 60 milioni di metri cubi.

- 2002 - Grande eruzione durata dal 27 ottobre al 29 gennaio 2003. La notte tra il 26 e il 27 ottobre comincia una forte crisi sismica sul versante sud e nord, su quest'ultimo versante vengono distrutti dai terremoti il ristorante-pensione La Provenzana e l'albergo Le Betulle. L'eruzione comincia dopo poche ore dall'inizio della crisi sismica. Si aprono fratture sia sul versante sud sia su quello nord; forte è l'attività freato-magmatica che provoca colonne di cenere alte chilometri. In tutti e due i versanti si formano delle bocche a bottoniera. A metà mattinata del 27 ottobre le colate radono al suolo Piano Provenzana, compresi i negozi di souvenir e i due alberghi. Su questo versante l'eruzione termina il 7 novembre, ma le colate non minacciano i paesi sottostanti (Linguaglossa). Il 29 ottobre, a causa delle forti deformazioni del fianco orientale e della spinta del magma, vi è una sequenza di forti sismi che provocano ingenti danni ai paesi della fascia orientale: Santa Venerina, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Milo. L'emissione di cenere continua senza sosta dalle bocche meridionali, arrivando anche in Africa (Libia) e nelle isole greche. Si formano due coni principali, uno a quota 2750 m e l'altro a quota 2800 m e formano un'unica struttura. Viene seppellito per sempre sotto tonnellate di materiale vulcanico il rifugio Torre del Filosofo. Le colate si dividono in due bracci principali: uno scende verso il giardino botanico Nuova Gussonea (Filiciusa Milia), sul versante sud-ovest e l'altro in direzione del rifugio Sapienza. Anche stavolta questa struttura resiste al fuoco ma vengono investiti dalla lava il centro servizi di Nicolosi e il Bar Esagonal. L'eruzione termina il 29 gennaio 2003; l'emissione di lava, di cenere e di altri prodotti vulcanici viene stimata intorno ai 160 milioni di metri cubi. Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta. Essa è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni.

- 2004 - Eruzione del cratere di sud-est;

- 2006 - Nella tarda serata del 15 luglio si apre una fessura eruttiva sul fianco orientale del cratere di sud-est da cui comincia a fuoriuscire una colata che si riversa all'interno della Valle del Bove fino al 24 luglio;
- 2006 - Il 16 novembre l'attività del cratere di sud-est aumenta, questo causa alcuni crolli del suo fianco orientale che danno vita a piccoli flussi piroclastici che avanzano per qualche centinaio di metri;
- 2007 - 4 settembre. Eruzione del cratere di sud-est. Dalle 18.00 alle 5.00 del giorno dopo fuoriescono fontane di lava alte più di 400 metri. Una colata lavica ben alimentata si riversa in fondo alla desertica Valle del Bove. La cittadina di Giarre viene ricoperta da cenere vulcanica;
- 2007 - 23 novembre. Nuova spettacolare eruzione del cratere di sud-est, con alte fontane di lava quasi simili a quelle avute il 4 settembre dello stesso anno. L'eruzione è durata solo poche ore, dalle 20.30 alle 04.00 circa del mattino seguente. Il vento ha sospinto la nube di cenere verso nord-est, causando la caduta di cenere sulla città di Messina.
- 2008-2009 ;
- 10 maggio. Dalle prime ore del pomeriggio, un repentino aumento dei tremori precede l'inizio dell'ennesima eruzione "lampo" del vulcano più alto d'Europa. Alla base del cratere di sud-est si apre una frattura dalla quale velocemente si sviluppano due colate laviche che si dirigono verso la Valle del Bove, lontano dai centri abitati. Dal medesimo cratere si innalzano per centinaia di metri intense fontane di lava, mentre una nube di cenere causa la caduta di sabbia vulcanica nel versante nord dell'Etna, interessando i comuni di Linguaglossa, Randazzo, Francavilla di Sicilia e Castiglione di Sicilia, arrivando ad interessare anche Messina. L'eruzione, anticipata alcune settimane prima da eventi sismici nei paesi pedemontani dell'est etneo, si conclude nella tarda serata dello stesso giorno;
- 13 maggio. Durante la mattinata si rilevano numerosi terremoti di magnitudo quasi 4, a meno di 1 km di profondità proprio nella zona dei crateri, si apre una frattura di circa un chilometro nella Valle del Leone. Si formano due bocche esplosive nella sommità della frattura, mentre qualche centinaio di metri più in basso si apre una bocca effusiva che emette una colata lavica ben alimentata che si dirige verso la desertica Valle del Bove. Nei giorni successivi si osserva una costante fluttuazione del tremore vulcanico: più è alto il tremore, più aumenta l'attività esplosiva ed effusiva. Tra il 10 e l'11 Luglio si osserva un improvviso aumento del tremore; tutto questo comporta un progressivo aumento dell'attività stromboliana dalle bocche di quota 2800 m. L'intensa attività ridesta dal sonno gran parte della popolazione della fascia jonica, infatti i boati sono così forti da sentirsi fino a Catania. L'attività effusiva aumenta e forma un vasto campo lavico nell'alta Valle Del Bove. Da quel momento l'attività va a diminuire e da settembre è assente l'attività stromboliana, le colate laviche sono alimentate soprattutto da alcune bocche effimere poste sull'alta Valle del Bove e non scendono oltre quota 1900 m. Tutt'ora l'eruzione è in corso e riprende l'attività esplosiva alla bocca di quota 2800 con esplosioni stromboliane visibili a chilometri di distanza.Ma il tremore è in costante variazione già da alcuni giorni,non si escludono altri periodi di quiescenza associati a periodi di ripresa dell'attività eruttiva.(13/03/2009)

Turismo e ambiente

Il territorio del vulcano è tutto un mondo di ambienti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo soprattutto dal lato ovest dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano i fitti boschi. Al di sopra dei 1000 m, in inverno, è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Questa è raggiungibile agevolmente dai versanti sud e nord. Di conseguenza sull'Etna si trovavano anche due stazioni sciistiche la cui particolarità è quella di poter sciare sulla neve potendo osservare il mare. Da quella Sud del Rifugio Sapienza, nel territorio di Nicolosi, è possibile ammirare tutto il golfo di Catania e la valle del Simeto. Nelle piste a Nord, quelle di Piano Provenzana in territorio di Linguaglossa, lo scenario che si apre d'innanzi comprende Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001, quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'Autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud,Nicolosi, sono state protagoniste della "Tre giorni Internazionale dell'Etna" gara di sci alpino che vedeva alla partenza i grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo. Poi con il passare degli anni e con l'avvento del professionismo esasperato in tutte le discipline sportive, questa gara non ha più avuto luogo.

L'Etna è anche meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in virtù del fatto che è uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere a portata di mano di chiunque avendo a supporto ogni tipo di mezzo di comunicazione per raggiungerlo. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano fino ai crateri sommitali. Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata giunge fino ai 900 m.s.l.m. mentre le zone coltivate e boschive vanno fin oltre i 1500 metri. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale che è meta di turisti amanti della natura e di un sano relax.

Nel dialetto della Sicilia orientale il vulcano è chiamato anche semplicemente 'a muntagna.

Sport

Sulle strade del versante sud si disputa, sin dal 1925, una gara automobilistica, la Catania-Etna che una volta partiva da Catania; per motivi di sicurezza al giorno d'oggi ha inizio a nord di Nicolosi.

Il 22 maggio 1989 la 2^ tappa del Giro d'Italia 1989 si è conclusa sull'Etna con la vittoria del portoghese Acácio da Silva.

Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, unica maratona al mondo ad avere tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia di Marina di Cottone sul livello del mare e si conclude - appunto - sul vulcano a quota tremila.

Sull'Etna è inoltre possibile praticare sport invernali: sci, sci di fondo, scialpinismo e snowboard. L'innevamento garantisce l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) da metà dicembre a metà aprile. Viene comunque praticato lo scialpinismo fino alla fine della primavera. Nel versante sud (Rifugio Sapienza, Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia, di una seggiovia e di due skilift, godendo dello splendido panorama sul Golfo di Catania, nel versante est il Rifugio Citelli, Sant'Alfio mentre il versante nord (Piano Provenzana, Linguaglossa), dotato di due skilift e di una moderna seggiovia, offre il colpo d'occhio su Taormina, lo Stretto di Messina e le Isole Eolie. In questo versante si segnala inoltre la presenza di uno snowpark.

Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava. In pochi anni però si è riusciti a garantire nuovamente l'apertura degli impianti. Sul versante sud verra' costruito un'ulteriore skilift, mentre sul versante nord e' in fase di approvazione un project financing che prevede la costruzione di una cabinovia, di una seggiovia e di numerose strutture ricettive, in grado di riportare la stazione sciistica ai livelli di quando l'eruzione del 2002 l'ha distrutta.

Voci correlate

- Distretto Taormina-Etna
- Parco dell'Etna
- Grotta del Gelo
- Valle del Bove
- Rena rossa

Informazioni turistiche Catania

Monumenti e luoghi di interesse culturale, artistico e religioso

Cultura e tradizioni

Parchi, riserve naturali e luoghi di interesse naturalistico

Personaggi famosi

Storia e siti archeologici

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