Necropoli di Catania

Catania (Sicilia)

Necropoli di Catania

Le necropoli di Catania si estendevano a nord e a nord-est della città, fuori dalla Porta di Acj (prossima all'Anfiteatro) e della cui presenza si ha notizia solo per scavi sporadici.

Tombe ellenistiche

Secondo Paolo Orsi la regione compresa tra l'ex piazza Bellini (oggi il crocevia Etnea-Umberto-Caronda) e il quartiere Cibali dovette essere l'area sepolcrale catanese mantenutasi nel tempo dall'epoca ellenistica al medioevo. In realtà in molte altre zone della periferia civica furono trovate lapidi funeree, ma di sicuro, forse per la conformazione del territorio su cui essa sorgeva, era questa l'area a più alta densità sepolcrale.

Il ritrovamento avvenuto durante la costruzione delle fondamenta nel 1923 Palazzo delle Poste sembra confermare quanto detto. Quivi pervennero diverse sepolture (17 tombe e diversi edifici funebri) databili al IV secolo a.C.. Intorno a quest'area molti altri sepolcri, tra cui interessanti i risultati degli scavi in quella che è oggi via Reclusorio del Lume (altezza via Nino Martoglio) in cui fu ritrovato un ipogeo che conservava le urne dei defunti con nomi latini scritti in caratteri greci.

Sepolcri romani

La crescita della città sotto l'Impero ebbe di riflesso l'incremento delle sue necropoli. Oltre a quelle già in uso in epoca ellenistica infatti, estesa nell'area compresa tra piazza Stesicoro e il quartiere-satellite di Cibali, si allargarono ad ovest verso la località Monte Po (qui la successione è poco chiara, a causa dell'eruzione del 1669, che interessò questa zona), a sud ovest verso l'attuale piazza Palestro, a est a ridosso della città.

Mausolei

Catania, secondo la tradizione, ospitò le spoglie di personaggi illustri quali Stesicoro e Caronda, sepolti nei loro monumentali mausolei situati presso l'Anfiteatro. Se la tradizione ci tramanda la presenza del mausoleo di Stesicoro presso l'attuale piazza Carlo Alberto e quello di Caronda dov'è oggi la chiesa di Sant'Agata la Vetere, il riscontro con ciò che rimane oggi fornisce una situazione totalmente diversa. Oggi i monumenti funebri effettivamente riconosciuti sono appena tre: il cosiddetto Mausoleo di Stesicoro, la tomba di Villa Modica, il presunto Ipogeo.

Mausoleo di Stesicoro

La tradizione vuole che il poeta Stesicoro fosse stato sepolto con tutti gli onori a Catania, città dove passò gli ultimi anni della sua esistenza, presso la Porta di Jaci e precisamente presso gli orti del barone Nicolò Leontini. Tali orti dovrebbero corrispondere all'area sud di piazza Carlo Alberto.

Libertini credette di riconoscere una cella appartenuta alla tomba di Stesicoro all'interno del convento annesso al Santuario della Madonna del Carmine, che dal 1866 è adibita a caserma militare. Tuttavia il rudere in questione, ormai quasi totalmente inglobato dagli edifici militari, risulta essere di tutt'altro periodo: I o addirittura II secolo d.C.. La struttura in opus pseudo-isodoma (costituita da grossi blocchi di pietra lavica squadrati) si presentava più in alto rispetto alla strada ed era chiusa da un frontone a timpano spezzato. Delle quattro finestre che si aprivano a sud oggi ne rimane una soltanto visibile.

Mausoleo circolare

Del secondo edificio, tra i tre quello in migliori condizioni, rimane quasi per intero l'elevato. Esso presenta un diametro esterno di poco inferiore agli 8 metri e reca a ovest un'apertura arcuata che dà all'interno. Al di sopra una cornice in terracotta (di cui non rimangono che labili tracce) segnava il confine tra il pianterreno e il piano superiore. L'interno del piano inferiore è un ambiente circolare su cui si affacciano quattro nicchie ad arco ricavate nello spessore murario, mentre la copertura è un'originale vôlta a cono ribassato (quasi "mammelliforme") realizzato da fasce parallele concentriche in pietre di lava. Il secondo piano era invece costituito da un portico aperto verso est, costituito da due mezze colonne. Del secondo piano tuttavia rimane un alzato di circa 50 cm soltanto, quanto basta tuttavia a supporre l'esistenza di un nicchione atto probabilmente a contenere una qualche statua.

"Ipogeo quadrato"

Il terzo edificio è lungo circa 15 metri e largo 12. Anch'esso presenta un ingresso ad ovest cui corrisponde un angusto corridoio che conduce ad un loculo di fronte, a seguito di una scalinata che lo ingombrava per metà; ai due lati corrispondevano due piccole nicchie atte forse a contenere altrettante urne funerarie e aperte all'esterno da strette feritoie, di cui rimane la sola a nord, a seguito della demolizione della parete sud per ricavare la bocca di una fornace per la calce ad uso dell'allora vicino monastero dei Padri Riformati cui apparteneva. Si presenta costruito ad opus incertum e coperto da una vôlta in mattoni di terracotta. Il Principe di Biscari, sulla base della robustezza della fabbrica e notando i resti di una copertura a volta a botte ne supponeva un secondo piano, verosimilmente a piramide (spinto probabilmente anche dalla considerazione della forma in pianta quasi perfettamente quadrata), così come più tardi confermava il Serradifalco.

Doverosa una menzione anche ai ruderi che un tempo potevano vedersi nel giardino dei padri Cappuccini di Catania (dove oggi sorge il palazzo della Borsa in via Sant'Euplio) la cui unica testimonianza rimane una stampa anonima di XVIII secolo riprodotto da Adolf Holm e ipotizzato da Guido Libertini quale un altro edificio funebre a pianta circolare. Dalla stampa si deduce come esso fosse decorato da lesene a capitello tuscanico sorreggenti una cornice che identificava la linea di separazione (marcapiano) tra piano inferiore e piano superiore.

Sepolture cristiane

Delle necropoli di epoca paleocristiana rimangono significative tracce al di sotto di molte chiese cittadine, tra cui il San Gaetano alle Grotte (divenuta martyrion e in seguito chiesa ipogea), il Santo Spirito, Sant'Euplio, la chiesa della Mecca (oggi cappella dell'ospedale Garibaldi), la Vetere. Inoltre sono venute alla luce diverse sepolture, quali ad esempio la necropoli di via dottor Consoli, da dove proviene la celebre epigrafe di Iulia Florentina esposta al museo del Louvre, ovvero i recenti scavi nell'area antistante le Terme della Rotonda (2008).

Chiesa di San Gaetano alle Grotte

Fondata dal vescovo Sant'Everio nel 262 d.C. in ciò che dovette essere una cisterna di epoca romana, ricavata in una grotta lavica, e titolata a Maria. Inizialmente fu sede di un martyrion che, secondo la tradizione, ospitò le spoglie di Sant'Agata. Conserva del periodo originario un archosolium (murato per ricavarne l'altare), una falsa finestra e due sedili in pietra lavica. Del periodo di adattamento a chiesa rimangono invece l'altare e parte dell'arco trionfale. L'edificio subì poi diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi, tra cui l'erezione di un nuovo tempio apogeo dedicato a San Gaetano, il pozzo battesimale ricavato nell'ex cisterna, la scalinata di età normanna.

Chiesa della Mecca

L'antica chiesa della Mecca, la cui etimologia rimane oggi ancora ombrosa, si presenta oggi nel suo aspetto settecentesco, ricostruita dopo il terremoto del 1693 su un precedente edificio di culto risalente al 1576 legato ad un piccolo monastero. Il monastero divenne nel 1856 sede di un albergo dei poveri, divenuto nel 1883 per interesse senato civico sede dell'ospedale Garibaldi.

La chiesetta, ridotta oggi a cappella ospedaliera e retta da un piccolo gruppo di monache, conserva l'accesso ad una cripta di epoca romana. Essa consiste di un colombario di oltre 6 metri di lunghezza per quasi 4 di larghezza. Tale colombario venne costruito nella prima metà in pietra lavica e in mattoni per la parte superiore, con una copertura a volta a botte. lungo le quattro pareti si aprono 18 loculi quadrangolari di cui uno, sul lato ovest, a nicchia e molto più grande rispetto agli altri.

Chiesa di S. Euplio

I ruderi della chiesetta dedicata al diacono co-patrono di Catania, Sant'Euplio, costruita in età medioevale e distrutta l'8 luglio 1943 dal bombardamento alleato, conservano l'accesso ad un ambiente ipogeo, identificato in antico con la prima chiesa in cui il Santo officiò, dove fu trovato e ucciso.

All'ambiente ricavato in gran parte nella roccia si accede mediante una scala che conduce in una camera piuttosto umida su cui si aprono alcune nicchie laterali, probabilmente destinate a sepolcro. Sulle pareti resistono ancora antiche tracce di pittura. Gli affreschi dovettero adornare anche il piccolo altare in cui rimangono solo poche figure, ormai quasi completamente scomparse.

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