Palazzo della Ragione

Verona (Veneto)

Palazzo della Ragione

Il Palazzo della Ragione è un palazzo storico di Verona, situato tra Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori.

Storia

L’attuale Palazzo della Ragione era inizialmente un edificio privato sorto a ridosso dell’antico foro romano, oggi Piazza delle Erbe, su uno degli isolati formati dal reticolo di cardi e decumani della Verona romana.

Nel corso dei secoli all’interno del Palazzo si sono alternate diverse istituzioni politiche e amministrative che hanno determinato le sorti della città. Nel XII secolo, dopo il terremoto che rase al suolo Verona, il Comune entrò in possesso di quest’area e vi edificò il Palacium Communis Veronae (Palazzo del Comune), uno dei primi palazzi pubblici d'Italia: nei suoi ambienti trovarono spazio le riunioni del consiglio cittadino, i magazzini del sale, il dazio della seta e l'ufficio dei pegni, mentre durante la signoria scaligera (1262-1387) il Palazzo divenne anche sede del Banco di Giustizia.

Nel corso della seconda metà del XIV secolo vi si trasferì il Collegio dei Notai, che concentrò nel Palazzo della Ragione le funzioni pubbliche più importanti. Quando il controllo della città andò in mano a Gian Galeazzo Visconti (1387), la perdita di prestigio e di autonomia di Verona coinvolse anche il maggior edificio pubblico cittadino e le sue principali funzioni vennero meno.

La conquista di Verona da parte della Repubblica di Venezia nel 1405 determinò cambiamenti importanti nella città. Il Palazzo del Comune accolse progressivamente gli uffici giudiziari, le carceri, i collegi professionali, gli uffici sanitari, quelli della Camera Fiscale e altri ancora.

Nel 1493, quando il Consiglio Cittadino passò definitivamente nella Loggia in Piazza dei Signori, il Palazzo, in quanto sede del principale organo giudiziario, cambiò il proprio nome in Palazzo della Ragione.

Intorno alla fine del XVI secolo si collocò invece nel cortile dell’edificio il mercato dei grani, di cui i rettori veneti avevano il controllo. Palazzo della Ragione fu protagonista di alcuni episodi tragici come il grande incendio del 22 gennaio del 1541: sviluppatosi dalla sala del Collegio dei Giudici, si propagò ovunque creando diversi danni. Subito dopo l’incendio iniziarono i restauri che si svilupparono per tutto il secolo.

La carestia e la successiva epidemia del 1576 determinarono un ulteriore cambio di funzioni del cortile di Palazzo della Ragione che acquisì la denominazione di “Mercato Vecchio” per differenziarsi dal nuovo mercato dei grani in piazza Bra.

Il mercato del Palazzo fu adibito a fondaco per la vendita delle farine per le famiglie povere, organizzato probabilmente in una serie di piccoli magazzini con un banco bottega su cui si vendeva a prezzo calmierato la farina.

Con la fine della dominazione della Repubblica Veneta (1797) Palazzo della Ragione subì nuovi cambiamenti e destinazioni d’uso. Dal Catasto Napoleonico redatto tra 1808 e 1811, risulta che il complesso era in parte di proprietà statale e in parte proprietà privata: il corpo orientale dell’edificio su via Dante, in cui si trovavano i magazzini del sale, dei tabacchi e dei dazi, rimaneva statale, mentre la facciata su piazza delle Erbe era in mano a privati che avevano destinato i loro spazi a botteghe -al piano terra- e ad abitazioni negli ammezzati e al primo piano. A quel tempo inoltre, il Palazzo non era più sede dei Tribunali, ma continuava a ospitare le carceri demaniali.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento alcuni spazi del palazzo furono destinati all’Accademia di Belle Arti Giambettino Cignaroli che portarono nuovo prestigio culturale al palazzo. Il cortile interno divenne quindi una zona di passeggio e di incontri, come testimoniano anche le diverse fotografie e stampe dell’epoca.

Nel corso del XX secolo, fino alla fine degli anni ottanta, il Palazzo ritornò a essere luogo esclusivo dell’amministrazione giudiziaria accogliendo la Pretura negli spazi un tempo concessi all’Accademia Cignaroli. Dopo quasi vent’anni anni di stasi e chiusura nei primi anni del 2000 è stato approvato il progetto di restauro interamente finanziato dalla Fondazione Cariverona, e, dal 2007, al termine del complesso e articolato progetto di restauro diretto da Afra e Tobia Scarpa, Palazzo della Ragione è diventato un nuovo centro espositivo, oggi sede della Galleria d'Arte Moderna Achille Forti.

Architettura

I lavori di costruzione di Palazzo della Ragione iniziarono nel 1193 e a distanza di tre anni dovevano già essere a buon punto se nel 1196 in alcuni documenti si cita la presenza di un Palacium Communis Veronae. Il palazzo si presentava come una struttura sobria, semplice e fortificata. In origine doveva essere completato da quattro torri angolari; oltre alla Torre dei Lamberti, vi era quella della Cappella o Torrazzo, posta in angolo tra piazza delle Erbe e l’attuale via Cairoli, e la torre della Masseria, nell’angolo tra le odierne via Cairoli e via Dante. Per l’equilibrio architettonico generale probabilmente si doveva ergere un’altra torre d’angolo tra via Dante e piazza dei Signori di cui però non è rimasta documentazione.

I piani terra e gli ammezzati erano aperti verso l’interno del Palazzo; il piano nobile ospitava una grande sala, ampia e solenne, sede delle assemblee cittadine. Nel 1218, il Palazzo del Comune fu colpito in alcune sue parti da un incendio che provocò danni notevoli. Poiché già a quel tempo l’edificio non bastava più all’espletamento di tutte le funzioni legislative, amministrative e giudiziarie della città, venne costruita in adiacenza verso nord-ovest la Domus Nova Communis, affacciata su Piazza dei Signori, per ospitare le residenze dei giudici e del podestà. Durante il governo della signoria scaligera (1277-1387) , l’edificio subì modifiche sia degli spazi interni sia dell’architettura esterna. Nel primo piano nobile fu aperto un grande arco a conci di tufo che metteva in comunicazione diretta la grande sala dell’amministrazione della giustizia e la sala quadrata della torre della Cappella dedicata a San Zeno, che costituiva la parte più nobile del Palazzo del Comune per funzione e decoro. L’eccessiva ampiezza dell’arco, 13 metri, sembra abbia fin dall'inizio sofferto di problemi di statica.

Probabilmente per concessione di Mastino I Della Scala venne aperta la rengaria o porta concionatorum, ancora oggi percorribile, che conduceva al cortile interno in cui era collocato un podio a gradini per i rei colpevoli che da quel luogo dovevano ascoltare le sentenze.

Durante la dominazione viscontea (1387 – 1402) i principali interventi nella città furono di carattere militare e probabilmente interessarono anche il palazzo del Comune che fu fortificato innalzando le torri e rinforzando le prigioni.

All'arrivo della Serenissima (1405) il complesso acquisì funzioni amministrative e commerciali che determinarono ulteriori modifiche degli spazi. Tra il XV e XVI secolo Palazzo della Ragione fu arricchito della Scala della Ragione, fu allestita la Cappella dei Notai e costruita la cappella di Santa Maria della Neve ed infine la Torre dei Lamberti fu innalzata.

Nel 1523 fu rifatta la porta aperta verso Piazza delle Erbe, l’attuale volto del Mercato Vecchio, e sull’angolo tra via Dante e piazza dei Signori, al piano terra, vennero aperti i magazzini del sale. Il 22 gennaio del 1541 il Palazzo del Comune fu colpito nuovamente da un grande incendio, sviluppatosi dalla sala del Collegio dei Giudici e che si propagò ovunque. Subito dopo iniziarono i restauri che videro coinvolto il tagliapietra Paolo Sanmicheli, cugino del più famoso Michele, che sistemò il leone marciano e realizzò gli ampi finestroni del piano nobile della torre della Capella, su probabile disegno del cugino.

Nel 1723 il Palazzo bruciò ancora una volta per colpa di un condannato a morte, rinchiuso nella torre della Masseria. Gli interventi di recupero iniziarono poco dopo, ma la torre della Masseria non fu più ricostruita e al suo posto fu creata una copertura per la cappella dei Notai. Fu risistemata anche la torre della Cappella che tuttavia perse definitivamente la sua originaria funzione poiché venne ridotta a semplice atrio di passaggio verso la sala adiacente, dove allora si trovava il Banco di Giustizia.

Nel 1779 venne collocato l’orologio sul lato della Torre dei Lamberti verso la Piazza delle Erbe.

All’inizio del XIX secolo il palazzo fu di nuovo al centro dell’attenzione dell’amministrazione cittadina che desiderava dare un nuovo volto alla facciata del Palazzo aperta verso la Piazza delle Erbe e rendere sicuro l’edificio facendo degli interventi di stabilizzazione nelle sale dei piani nobili, sedi di alcuni uffici cittadini.

L’incarico di ripensare la facciata rivolta a Piazza Erbe fu affidato all’ingegnere della Municipalità di Verona, l’architetto Giuseppe Barbieri (Verona 1778-1838), conosciuto principalmente per la realizzazione della Gran Guardia Nuova, odierno Municipio, e del completamento della Gran Guardia Vecchia, entrambe in piazza Brà.

L’intera facciata del palazzo, prima suddivisa in tre fasce, acquistò un’omogenea patina neoclassica: andarono allora perduti alcuni elementi architettonici dell’edificio romanico originale, come il cornicione a dentelli e la sequenza degli archetti in cotto, due piccole finestre ad arco, il balcone gotico e, soprattutto, la parte inferiore della torre della Cappella, che venne nascosta da un artificioso allungamento della facciata.

Alla fine del XIX secolo Palazzo della Ragione fu nuovamente oggetto di interventi per il ripristino delle facciate interne aperte sul cortile Mercato Vecchio. La Giunta Comunale si rivolse a una delle maggiori personalità del settore a quel tempo, Camillo Boito (1836 – 1914), che applicò qui le sue teorie di recupero eliminando tutte le sovrastrutture e aggiunte dei quattro secoli precedenti considerandole delle deformazioni degli originali. L’intervento di Boito si risolse tra il 1894 e il 1897 e in quell’occasione fu eliminata anche la copertura della scala e della loggia.

Su tutti i prospetti si ricreò un cornicione ad arcatelle e si ripropose la bifora romanica; si dotò il mezzanino di finestre centinate alte e strette, e fu rifatto totalmente il paramento murario a filari alterni di cotto e pietra tenera. Unici brani originali che rimangono della fase precedente all’intervento di Boito sono quello visibile su via della Costa all’angolo con Piazza delle Erbe e alcune aree tra le arcate dei portici del cortile.

Durante il periodo fascista, tra il 1922 e il 1927, vi fu una nuova serie di interventi diretti dall’architetto Francesco Banterle, che fu incaricato di recuperare nuovi spazi per gli archivi della Pretura. Banterle durante i lavori presentò un progetto nuovo per la facciata sul lato di Piazza delle Erbe proponendo l’apertura di tre enormi arcate per connettere attraverso un porticato la piazza e il cortile del Mercato Vecchio. L’intervento era così ardito che venne respinto dall’allora Soprintendente ai Monumenti, contrario anche alla proposta di un’apertura di negozi su via Cairoli. Nel 1942 l’architetto Pietro Gazzola diresse una nuova campagna di restauri che toccò soprattutto la torre della Cappella, che venne liberata dalla veste neoclassica datale da Barbieri attraverso la rimozione degli intonaci successivi e ristabilendo l’antico paramento.

Verso la metà del Novecento si trasferì nel Palazzo la Pretura di Verona.

Dopo l'abbandono da parte del Tribunale negli anni ottanta l’edificio è rimasto in disuso fino al 2004, anno di inizio del restauro di Afra e Tobia Scarpa. I lavori sono terminati nel 2007 restituendo alla città, come spazio espositivo, uno degli edifici più identificativi della storia cittadina: grazie ai recentissimi adeguamenti predisposti dagli uffici tecnici del comune, oggi il piano nobile del Palazzo ospita la principale istituzione cittadina dedicata alle arti visive, la Galleria d'arte moderna "Achille Forti".

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